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Rinnovo concessioni Sassi. L’Amministrazione si apra alla città e avvii un grande dibattito pubblico

Il futuro dei Sassi non si decide a porte chiuse: serve un grande dibattito pubblico per Matera

Il rinnovo delle sub-concessioni nei Sassi per i prossimi trent’anni non può essere ridotto a una semplice pratica amministrativa o a una discussione tecnica per definire le tariffe al centesimo. Stiamo parlando del destino del primo sito UNESCO del Meridione italiano, un patrimonio identitario che appartiene all’umanità e di cui noi, oggi, siamo temporaneamente responsabili. Per questo, nell’ultima seduta della Commissione Sassi, ho voluto mettere chiaramente a verbale la mia posizione: la complessità e la delicatezza delle decisioni che il Consiglio Comunale si appresta a prendere impongono un’immediata apertura a un confronto partecipato, corale e collettivo.

Dagli anni ’90 a oggi i Sassi hanno cambiato notevolmente significato, veste e valore a livello internazionale. Oggi siamo di fronte a un vero e proprio bivio storico e valoriale che non può essere risolto nel chiuso delle commissioni o di un’aula consiliare. La domanda che dobbiamo porci è fondamentale: che futuro vogliamo dare agli antichi rioni?

Io credo che Matera dovrebbe in primo luogo continuare a difendere e incentivare una comunità residente nei Sassi, in linea con lo spirito originario della legge speciale 771 dell’86, ma offrendo al contempo spazi di sviluppo all’artigianato, alla cultura e alla formazione. Purtroppo noto che c’è anche chi sembra rassegnato a vederli trasformati in uno spazio quasi esclusivamente turistico e ricettivo. Dobbiamo aprire il confronto alla città proprio perché questa scelta non riguarda solo la gestione del patrimonio immobiliare, ma definisce l’idea stessa di comunità che vogliamo essere nei prossimi decenni.

Il mio appello all’Amministrazione comunale è quello di avviare un percorso di ascolto responsabile che coinvolga tutte le forze vive del territorio, proponendo un approccio capace di coniugare la memoria storica con l’inclusione e l’equità, e che riesca soprattutto ad attrarre i nostri giovani nella presa in cura dei Sassi.

Se da un lato va rispettato lo spirito originale della 771 per il ripopolamento, va certamente riconosciuto il sacrificio, la lungimiranza e gli investimenti di chi, trent’anni fa, decise di scommettere su questi rioni quando erano ancora in condizioni critiche, contribuendo notevolmente al loro recupero ed evitandone l’abbandono sociale. Tuttavia, oggi occorre ragionare anche in termini di equità e merito. Non possiamo accettare rinnovi automatici a pioggia: per gli immobili a uso commerciale e produttivo, specialmente laddove sussistano situazioni di morosità, la mia proposta è chiara: si deve ricorrere a nuovi bandi pubblici. Non dobbiamo dimenticare che, a pochi metri di distanza, sul Piano, ci sono tanti esercenti costretti a chiudere i battenti a causa di affitti privati ormai insostenibili. È una questione complessa che tocca l’anima stessa della nostra città e la carne viva dell’economia locale, ed è per questo che la sfida vera resta quella di ridefinire il ruolo valoriale del nostro più importante patrimonio.

I tempi amministrativi ci consentono una gestione più partecipata e meno frettolosa della delibera. C’è ancora tempo rispetto alle scadenze reali dei rinnovi e non c’è alcuna ragione per correre al buio. È fondamentale aprirsi ai residenti che ancora animano i rioni storici, alle associazioni di categoria che rappresentano i commercianti, gli artigiani e i ristoratori, ma anche al mondo della cultura e della ricerca, a partire dall’Università degli Studi della Basilicata e dalla Cattedra UNESCO.

I Sassi sono un bene comune. Cristallizzare la loro gestione per altri trent’anni senza aver prima interrogato la città su quale modello di sviluppo e di tutela vogliamo darci sarebbe un errore politico e strategico imperdonabile. È il momento della responsabilità, del coraggio e del dibattito pubblico.

Matera, 17 Maggio 2026

Domenico Bennardi

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