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La retromarcia di Bardi è solo un trucco: ecco perché non ci fermiamo

Il Presidente della Regione in persona è dovuto intervenire sulla questione vitalizi con alcune precisazioni importanti. Ma il chiarimento del Presidente Bardi non è altro che un tentativo di furbizia politica per placare l’indignazione scatenata dal servizio de Le Iene e dalla mobilitazione popolare. Spostare i fondi da un capitolo di bilancio all’altro o cambiare il nome alla norma non cancella la realtà dei fatti: si sta tentando di blindare un privilegio che offende i cittadini lucani.

Perché il “chiarimento” non convince? Bardi dice che il fondo per le fragilità sociali non verrà toccato e che non ci sarà retroattività. Ma la domanda resta: se la Regione deve versare ogni mese oltre 1.500 euro a consigliere per integrare la loro “indennità differita”, da dove arrivano questi soldi se non dalle tasse dei lucani?

Non è una questione di “contenitori contabili”, ma di equità. È inaccettabile che un consigliere regionale, dopo soli cinque anni, maturi una rendita di 600 euro al mese, mentre migliaia di cittadini lucani, dopo una vita di lavoro e sacrifici, percepiscono pensioni minime che non permettono una vita dignitosa.

Un’offesa all’intelligenza dei cittadini Quella della Regione è un’acrobazia lessicale: chiamatelo vitalizio, pensione o indennità differita, il risultato non cambia. È un sistema che garantisce una corsia preferenziale a pochi, pagata da molti. Finché ci sarà un contributo pubblico che integra i versamenti dei politici, non si potrà parlare di “invarianza di spesa” né di giustizia sociale.

La Basilicata non ha bisogno di tecnicismi per mascherare i privilegi della casta. Ha bisogno di una politica che sappia stare al passo con la vita reale delle persone. Il tentativo di nascondere la realtà dietro un “chiarimento” normativo è un insulto all’intelligenza di tutti noi. Noi non ci fermiamo: la richiesta di impugnazione resta l’unica via per ridare dignità alle istituzioni.

Come ex Sindaci, continueremo a vigilare affinché non ci siano “furbizie” nel nuovo testo legislativo annunciato.

Domenico Bennardi

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