40 milioni di PAC alla Basilicata: bene, ma non chiamiamolo un privilegio. Gli agricoltori lucani hanno bisogno di risposte

Bene l’arrivo delle risorse PAC alle aziende agricole lucane. È positivo che gli agricoltori ricevano ciò che spetta loro, e possibilmente nei tempi previsti.
Ma proprio perché conosco e seguo da vicino il mondo del pane, del grano e delle produzioni agroalimentari, credo sia necessario fare un po’ di chiarezza sulla narrazione che accompagna questi annunci e, soprattutto, ascoltare il grido d’allarme che arriva da tante aziende agricole della Basilicata.
I 40 milioni di euro di anticipi PAC annunciati dalla Regione sono certamente una risorsa importante per le imprese che li riceveranno. Ma non dobbiamo confondere l’erogazione ordinaria delle risorse della Politica Agricola Comune con un intervento discrezionale o straordinario a favore della Basilicata.
La nostra regione, come altre realtà italiane, si avvale direttamente di AGEA per la gestione dei pagamenti, mentre altre Regioni dispongono di propri Organismi Pagatori regionali.
Per questo, per quanto ci risulta, non ci sono corsie preferenziali concesse alla Basilicata, né un anticipo speciale deciso per volontà politica. Sono risorse della PAC che devono essere erogate alle aziende aventi diritto secondo le ordinarie procedure previste.
È certamente positivo che arrivino. Ma un pagamento dovuto non può diventare una concessione straordinaria da celebrare come un privilegio.
Il problema è molto più grande dei 40 milioni
Il vero tema, a mio avviso, è guardare oltre l’annuncio.
Perché oggi la situazione del comparto agricolo lucano rimane particolarmente delicata. Siccità, temperature estreme, costi di produzione, caro carburanti, fertilizzanti, crescente concorrenza delle produzioni cerealicole sui mercati internazionali, energia e prezzi delle produzioni spesso insufficienti a garantire una remunerazione adeguata stanno mettendo a dura prova molte aziende.
Sono queste le questioni che oggi mettono in discussione il presente e il futuro delle nostre aziende agricole e sulle quali ancora si attendono risposte concrete, una visione e strategie condivise.
Un anticipo PAC può certamente garantire liquidità, ma non risolve il problema del reddito agricolo.
Gli agricoltori non chiedono elemosine: chiedono di poter vivere del proprio lavoro.
Ed è proprio questo il grido di allarme che, come presidente dell’associazione Città del Pane e del Grano, raccolgo da tanti operatori del settore.
Anche il sistema di gestione delle calamità deve funzionare
C’è poi un altro tema che non possiamo ignorare: quello della gestione del rischio climatico.
AgriCat, il Fondo Mutualistico Nazionale previsto dalla PAC 2023-2027 per tutelare le produzioni dai danni catastrofali provocati da eventi estremi come siccità, alluvioni, gelo e brina, dovrebbe rappresentare uno degli strumenti attraverso i quali il sistema agricolo può affrontare le conseguenze sempre più pesanti dei cambiamenti climatici.
Anche su questo fronte, però, raccogliamo le segnalazioni di numerosi operatori che da mesi lamentano difficoltà e ritardi nella gestione delle pratiche e delle relative erogazioni.
È una questione che merita attenzione.
Se chiediamo agli agricoltori di contribuire al sistema mutualistico, dobbiamo essere altrettanto capaci di garantire risposte tempestive quando arrivano le calamità.
Non possiamo chiedere a chi coltiva la terra di essere resiliente davanti alla siccità, alle temperature estreme e agli eventi climatici e poi avere strumenti di sostegno che non riescono a rispondere con la necessaria tempestività.
Non è una polemica politica
Lo voglio chiarire: il mio non vuole essere un intervento contro la Regione Basilicata né una polemica politica.
Come presidente di Città del Pane e del Grano sento semplicemente il dovere di raccogliere la voce di chi produce grano, cereali, farine, pane e prodotti agroalimentari.
Per questo accolgo positivamente ogni risorsa che arriva alle aziende agricole.
Ma non possiamo fermarci agli annunci.
Il problema dell’agricoltura lucana è molto più grande dei 40 milioni di euro di anticipi PAC.
Servono pagamenti puntuali, strumenti di gestione del rischio che funzionino, sostegno al reddito, interventi sulla risorsa idrica, semplificazione burocratica e politiche capaci di garantire condizioni di mercato più sostenibili.
Perché un agricoltore non vive di anticipi PAC.
Vive del proprio lavoro.
E se il prezzo riconosciuto per ciò che produce non copre i costi, se la siccità compromette i raccolti e se gli strumenti di sostegno alle calamità non rispondono con tempestività, il rischio è quello di perdere progressivamente aziende, terreni coltivati, giovani agricoltori e intere filiere.
Il pane comincia nel campo
Da presidente di Città del Pane e del Grano sento ancora più forte questa responsabilità.
Quando parliamo di grano non parliamo soltanto di una commodity o di una voce della PAC. Parliamo di territorio, cultura, lavoro, economia, tradizione e sicurezza alimentare.
Il pane che portiamo sulle nostre tavole non nasce nel supermercato e nemmeno nel forno.
Il pane non comincia nel forno: comincia nel campo.
E se vogliamo continuare a parlare di pane lucano, di grano lucano e della qualità delle nostre produzioni, dobbiamo innanzitutto garantire che in Basilicata ci siano ancora agricoltori nelle condizioni di seminare, raccogliere e continuare a coltivare la nostra terra.
I 40 milioni di euro sono una buona notizia.
Ma non raccontiamoci che bastano.
Domenico Bennardi
Presidente Associazione Città del Pane e del Grano
