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McDonald’s a Matera: il tema non è il fast food, ma quale visione di città vogliamo promuovere

In questi giorni in città non si parla d’altro: l’arrivo di McDonald’s a Matera, a seguito del rilascio delle autorizzazioni comunali, ha riacceso un dibattito acceso tra favorevoli e contrari, sollevando commenti spesso indignati o allarmati.

Vorrei provare ad analizzare la questione da una prospettiva leggermente controcorrente.

Partiamo da un fatto oggettivo: il Comune non ha approvato un’ordinanza che obbliga i cittadini a mangiare hamburger e patatine fritte. Un’amministrazione pubblica, di fronte al rispetto delle norme urbanistiche e commerciali, non gestisce le attività economiche con approcci ideologici o divieti d’autorità. Si tratta di un investimento privato che porterà anche nuove opportunità occupazionali per diversi giovani della città, ed è un aspetto da considerare senza pregiudizi.

Da genitore, tuttavia, conosco bene la complessità e la sfida quotidiana di educare i propri figli a un’alimentazione sana, equilibrata e consapevole del valore della nostra terra. Ma proprio per questo credo che la questione non debba essere ridotta alla banale polarizzazione: “McDonald’s sì o McDonald’s no?”.

La vera domanda che dobbiamo porci è un’altra: cosa sta facendo oggi Matera per proteggere, promuovere e rendere attrattiva la propria identità enogastronomica?

Matera ha una storia e una vocazione uniche. È la città che Carlo Levi definiva la “Capitale dei Contadini”. Custodiamo un patrimonio agroalimentare straordinario: dal nostro celebre Pane di Matera IGP all’eccellenza dei grani duri locali, passando per la tradizione del Tarallo dell’Immacolata PAT, i vini DOC del territorio, l’olio extravergine d’oliva, i formaggi e i salumi della nostra filiera corta. Chi sceglie di visitare Matera non cerca un’esperienza omologata o standardizzata: cerca l’autenticità di un territorio e delle sue radici.

Per questo motivo, l’invito che rivolgo all’amministrazione comunale è chiaro: oltre ad accogliere fisiologicamente le grandi catene nazionali e internazionali, occorre uno sforzo strategico in più per sostenere la micro-economia locale, i nostri produttori agricoli e i maestri artigiani. Sostenere il territorio non richiede necessariamente grandi coperture finanziarie: significa fare rete, mettere a sistema le energie locali, facilitare i mercati contadini e promuovere la filiera a chilometro zero.

Il pane, in particolare, rappresenta per Matera molto più di un alimento: è una risorsa culturale, economica e comunitaria. È a tutti gli effetti uno dei nostri “Beni Comuni” più preziosi. Un elemento attorno al quale occorre costruire subito un patto di collaborazione inclusivo e innovativo tra produttori, agricoltori, panificatori, istituzioni e cittadinanza, per tutelare un’arte antica e valorizzarne il futuro.

Nei prossimi mesi vedremo sicuramente la fila davanti al nuovo fast food, e fa parte delle dinamiche del mercato globale. Tuttavia, il vero successo per la nostra comunità sarà quando riusciremo a rivedere le stesse file entusiaste davanti ai nostri forni storici, alle cantine del territorio, alle aziende agricole e alle botteghe dei produttori locali.

Quella sì che sarebbe la migliore e più bella immagine di sviluppo sostenibile e consapevole per Matera.

Domenico Bennardi

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