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Referendum: la vittoria del Paese Reale contro il Palazzo.

“È fatto giorno, siamo usciti allo scoperto. Abbiamo i polsi legati, ma abbiamo i piedi liberi.”
(Rocco Scotellaro)

Il risveglio dei “dimenticati”

L’errore colossale di sondaggisti e partiti tradizionali è stato considerare gli astenuti come “morti” politicamente. Il referendum ha dimostrato il contrario: milioni di cittadini (molti dei quali hanno trovato nel M5S la loro voce già nel 2018) non sono apatici, sono arrabbiati. Sono tornati alle urne non per seguire un leader, ma per difendere i pilastri della democrazia. Questo è il nostro popolo: persone che si attivano quando sentono che il “palazzo” sta esagerando.

La narrazione vittimistica della Premier si è schiantata contro la realtà. Dopo tre anni e mezzo di governo, non puoi più fare l’opposizione a te stessa. La sconfitta sul referendum sulla Giustizia non è tecnica, è politica: la Meloni ha perso la connessione sentimentale con il Paese. Ha cercato di vendere una riforma che indebolisce la magistratura sotto mentite spoglie garantiste, ma i cittadini hanno capito che serviva solo a proteggere il potere, non a velocizzare i processi per la gente comune.

I media analizzano la politica come se fosse una partita di Risiko ferma al 2022. Non hanno capito che la società è dinamica, inquieta e colpita da diseguaglianze feroci. Mentre il governo si occupava di separazione delle carriere, i cittadini pensavano ai salari e alla sanità. Il No ha vinto perché ha saputo intercettare questo disagio profondo, trasformando un voto tecnico in un grido di resistenza sociale.

No ai “Campi Larghi a tavolino”, Sì ai “Campi di Battaglia”

Questa è la lezione più importante: non si vince sommando sigle di partiti spesso incoerenti, ma tracciando un perimetro netto di valori. Il referendum è stato vinto da un “campo stretto” ma coerente: giovani, movimenti sociali e difensori della Costituzione. Non ci serve un’alleanza di vertice, ci serve una coalizione di bisogni.

La spinta delle nuove generazioni

Il dato straordinario sui giovani (No oltre il 60% tra gli under 35) è la cosa più bella di questo referendum e ci dice che c’è una nuova coscienza civile che non si fa incantare dai selfie o dagli slogan populisti. Questi ragazzi chiedono diritti, pace e futuro. Il M5S deve essere la loro casa naturale, l’unico spazio politico che non ha paura di sfidare l’ordine costituito.

Ripartire dai diritti sociali

La destra vince quando la gente resta a casa, rassegnata. Perde quando il Paese si mobilita. Il nostro compito non è gestire l’esistente, ma alimentare questa mobilitazione. Dobbiamo trasformare la vittoria del No in una proposta radicale per il Paese: meno privilegi per la politica, più tutele per chi lavora, per chi vuole lavorare, per chi vuole curarsi, per chi vuole muoversi.

Per chi vuole, finalmente, uscire allo scoperto e abbracciare la politica con i propri piedi liberi.

Domenico Bennardi Consigliere Comunale e portavoce M5S di Matera

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