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Matera, il parco dei bambini di Gaza e la responsabilità della memoria

Ieri in consiglio comunale si è discusso dell’intitolazione di un parco di Matera ai bambini di Gaza. La maggioranza di centro destra ha preferito, dopo settimane di attesa, rinviare il tema in commissione. Un collega della Lega, ha detto che non dovremmo fare del dolore dei bambini una bandiera politica. E che ci sono guerre, come quella in Sudan, che ricevono meno attenzione. Ha ragione. Ogni bambino che muore in un conflitto, o per fame, è una tragedia che ci deve spezzare il cuore. Dovremmo ricordarli tutti e di tutti dovremmo fare una bandiera politica. Ma c’è un “ma” importante, che non possiamo ignorare. Ogni popolo e ogni tragedia va raccontato in modo autonomo perché appartiene ad una storia diversa, in Sudan sono contrapposti due gruppi militari. In Palestina l’esercito israeliano fronteggia civili. In Sudan c’è un conflitto, in Palestina è in atto un genocidio, che non si è interrotto con la finta pace americana, sono solo finiti i bombardamenti ma i civili continuano a morire. A Gaza c’è un assedio, c’è la quasi totale impossibilità di fuga, di soccorso, di aiuto. Ci sono bambini sepolti sotto le macerie delle loro case, senza più genitori accanto, senza medicine, senza acqua pulita. Spesso letteralmente soli. Intitolare un parco a loro non significa dimenticare gli altri. Significa riconoscere una sofferenza estrema che sta avvenendo ora, sotto i nostri occhi, e verso cui abbiamo, come comunità internazionale e come città della pace e futura capitale mediterranea, una responsabilità politica precisa. È un atto di memoria, ma anche un monito: mai più nessun bambino dovrebbe vivere questo inferno. Da nessuna parte. La pace si costruisce partendo dalla verità. E la verità, oggi, ci chiede di non distogliere lo sguardo da Gaza.

Ecco il mio intervento integrale in Consiglio Comunale a Matera:

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