Il prezzo umano della guerra: se l’Europa sceglie il riarmo, a pagare sono il welfare e i cittadini

C’è una verità scomoda e drammatica che la retorica bellicista dominante cerca disperatamente di nascondere dietro i concetti di “sicurezza strategica” e “difesa comune”. Una verità che non si misura con i calibri dei proiettili o il raggio d’azione dei missili, ma con le rinunce quotidiane delle famiglie, i tagli alla sanità pubblica, l’impoverimento delle pensioni e l’aumento della pressione fiscale.
Il recente e allarmante rapporto dell’Istituto di ricerche internazionali di Archivio Disarmo, presentato alla Camera dei Deputati, mette nero su bianco quello che molti di noi denunciano da tempo: la folle corsa al riarmo europeo si sta mangiando, e continuerà a mangiarsi, lo Stato sociale. Per inseguire una fallimentare sicurezza militare, i leader europei e nazionali stanno deliberatamente sacrificando la sicurezza sociale delle persone.
L’autostrada delle armi e il vicolo cieco dei diritti
La matematica dell’economia di guerra è cinica e non ammette sconti. Le immense risorse finanziarie necessarie per sostenere la nuova Difesa comune europea non spunteranno dal nulla. Il dossier di Archivio Disarmo evidenzia le uniche tre strade possibili per finanziare questa escalation: l’abbattimento progressivo delle tutele di welfare, il taglio drastico alla spesa per le pensioni o un ulteriore, insostenibile inasprimento delle tasse a carico dei contribuenti.
Mentre i bilanci della Difesa lievitano, ospedali e scuole pubbliche vengono lasciati morire di inedia. È eticamente accettabile chiedere sacrifici ai lavoratori, ridurre i servizi assistenziali e costringere i nostri anziani a pensioni da fame solo per soddisfare gli interessi dell’industria bellica e l’allineamento a logiche geopolitiche di contrapposizione? La risposta non può che essere un “no” forte e categorico. La vera sicurezza di una comunità si costruisce garantendo il diritto alla salute, all’istruzione e a una vecchiaia dignitosa, non ammassando testate e armamenti nelle caserme.
Chi vota a favore si assume una responsabilità storica
In questo scenario, la politica non può nascondersi. Chi siede nei parlamenti – sia a Roma che a Bruxelles – e sceglie di votare a favore dell’aumento delle spese militari o dell’invio continuo di armi, si sta assumendo una responsabilità storica spaventosa di fronte ai cittadini e alle future generazioni.
Votare per il riarmo significa, nei fatti, votare contro il proprio popolo. Significa decidere consapevolmente che un carro armato in più vale più di un reparto di terapia intensiva, che una commessa militare ha la priorità sulla tenuta del sistema previdenziale. È troppo facile presentarsi davanti agli elettori parlando di crescita e tutele, per poi alzare la mano in aula e avallare l’economia di guerra. Chi sostiene queste politiche belliciste sta firmando la condanna a morte del modello sociale europeo, alimentando disuguaglianze sociali destinate a tramandarsi per generazioni e spaccando il Paese tra chi specula sulle armi e chi subisce i tagli.
Cambiare rotta: la pace è l’unica difesa civile
La sicurezza non si fa solo con gli eserciti. Ho già parlato di una Economia per la pace, che si sposa perfettamente con una città come Matera. Lo dimostrano le mobilitazioni civili, le migliaia di cittadini che firmano per leggi di iniziativa popolare sulla difesa civile e nonviolenta, e le voci autorevoli che, dal mondo dell’associazionismo fino alle massime guide spirituali, continuano a gridare che investire in armi è un “trucco” inaccettabile per non affrontare le vere crisi economiche e industriali del nostro tempo.
Come amministratori, come cittadini e come comunità, abbiamo il dovere di ribellarci a questo pensiero unico. Dobbiamo pretendere che le risorse pubbliche tornino alla loro funzione originaria: la redistribuzione della ricchezza, il sostegno ai più fragili, la transizione ecologica ed economica. Fermare il riarmo non è un’utopia pacifista, ma l’unica scelta pragmatica ed etica per salvare la nostra democrazia, la nostra economia e la dignità stessa del nostro futuro. Chi vota per la guerra e per le armi non troverà mai la nostra complicità, né il nostro silenzio.
Domenico Bennardi