MateraPolitica e società

Prevenzione del suicidio e disagio giovanile: Matera deve diventare una “Comunità che cura”

In Italia piangiamo circa 4.000 decessi all’anno per suicidio. Una cifra tragica, drammatica, alla quale si aggiunge un numero di tentativi di gran lunga superiore, spesso fino a venti volte tanto. Dietro questi dati freddi ci sono persone, storie, famiglie distrutte e solitudini strutturali che toccano da vicino anche la nostra Basilicata e la nostra città, Matera.

Non possiamo più fingere di non vedere. Il post-pandemia ha lasciato ferite profonde nelle generazioni Y e Z, traducendosi in un aumento esponenziale di disturbi del comportamento alimentare, autolesionismo e un disagio psicologico diffuso. Come comunità, e soprattutto come politica, abbiamo il dovere etico e istituzionale di posare lo sguardo su queste fragilità.

Nel video che trovate qui sotto, è racchiuso il mio intervento in Consiglio Comunale in qualità di primo firmatario di un importante ordine del giorno per l’istituzione di una rete cittadina di prevenzione e supporto psicologico.

Oltre l’ordinaria amministrazione: la salute mentale è un fatto collettivo

La salute mentale non può e non deve essere considerata semplicemente una questione medica o psichiatrica da relegare alle corsie d’ospedale. È una questione di comunità. Spesso lo stigma sociale e la vergogna diventano barriere insormontabili che impediscono a chi soffre di chiedere aiuto in tempo. A questo si aggiunge l’insufficienza di tutele strutturali nazionali e regionali: strumenti importanti come il bonus psicologo purtroppo non bastano, lasciando molte famiglie e genitori soli di fronte a costi insostenibili per le cure private.

La vera sicurezza di cui ha bisogno il nostro Paese non si costruisce solo attraverso gli investimenti in armamenti o nel controllo, ma si fonda sulla solidità delle nostre scuole e delle nostre strutture sanitarie. Dobbiamo superare la logica dell’ordinaria amministrazione per abbracciare la visione di una città che si fa carico delle sue persone, una “comunità che cura” capace di intercettare il malessere prima che si trasformi in tragedia.

Le nostre proposte concrete per Matera

Con questo ordine del giorno – che ringrazio i numerosi colleghi consiglieri di diversi schieramenti per aver sottoscritto – abbiamo voluto impegnare il Sindaco e la Giunta su cinque azioni immediate e tangibili, prendendo esempio anche da modelli virtuosi già attivi in altre città italiane:

  1. Osservatorio Comunale sul disagio sociale e la salute mentale: uno strumento in sinergia con l’ASM, le scuole e il terzo settore per mappare le fragilità del territorio in tempo reale.
  2. Una “Rete Cittadina per la Vita”: per coordinare i servizi sociali del Comune e le associazioni di volontariato specializzate nella prevenzione del suicidio e nel supporto ai familiari.
  3. Risorse dedicate nei bilanci comunali: stanziamenti specifici per garantire il supporto psicologico gratuito o a tariffe agevolate per le fasce sociali più deboli.
  4. Formazione nelle scuole: campagne di sensibilizzazione nei luoghi di aggregazione per formare delle vere e proprie “sentinelle territoriali” (insegnanti, educatori, studenti stessi) capaci di cogliere i primi segnali di rischio.
  5. Pressione sulla Regione Basilicata: per sbloccare e potenziare le risorse destinate ai Dipartimenti di Salute Mentale, oggi drammaticamente sottorganico e in affanno di fronte alla crescente richiesta di aiuto.

Un pensiero a chi resta: i “sopravvissuti”

Durante il mio intervento ho voluto ricordare il libro di Vito Colucci, scritto in memoria del figlio Gabriele, un giovane materano che purtroppo non c’è più e al quale la nostra città ha intitolato un parco. Vito, nel suo testo, sottolinea una verità profonda e dolorosa: nella nostra lingua esiste un termine per chi perde i genitori (orfano) o per chi perde il coniuge (vedovo), ma non esiste una parola per definire un genitore che perde un figlio. Chi attraversa questo inferno si definisce, semplicemente, un sopravvissuto.

La politica ha il compito di ascoltare queste voci e tradurle in azioni. Prevenire il disagio e combattere la solitudine emotiva dei nostri ragazzi non è una sfida rimandabile, è una priorità assoluta per il futuro di Matera.

Cosa ne pensi di queste proposte? Lascia un commento qui sotto per condividere la tua opinione o le tue proposte sul tema della salute mentale nella nostra città.

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