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Onorevole Presidente Mattarella,…

ho letto il Suo appello con il rispetto che la Sua alta carica merita e colgo il valore profondo del Suo intento: proteggere vite umane. Il riconoscimento del “valore” della missione della Flotilla da parte Sua è un segnale importante che non sottovaluto.

Tuttavia, come amministratore locale che considera la politica un servizio alla giustizia, resto turbato da un punto cruciale del Suo messaggio. Lei parla di consegna degli aiuti in “sicurezza” attraverso una mediazione. È su questa parola che desidero aprire una riflessione.

La domanda è inevitabile: “Sicura da chi?”

La minaccia alla sicurezza degli aiuti e dei civili di Gaza non proviene dal Mediterraneo né da attivisti pacifisti, ma da un blocco militare che da diciassette anni impedisce il passaggio di beni essenziali e che, negli ultimi mesi di guerra, si è trasformato in una barriera invalicabile.

Accettare la mediazione, seppur animata dalle migliori intenzioni, rischia di spostare lo sguardo: come se il pericolo fosse in mare e non in quel blocco. Così si rischia di normalizzare una violazione del diritto internazionale.

La Flotilla non è una provocazione: è un atto di disobbedienza civile non violenta, un gesto estremo per riportare l’attenzione del mondo sull’unica domanda che conta: quando finirà l’assedio?

La vera mediazione che ci aspettiamo dall’Italia non è uno sbarco alternativo, ma un’azione diplomatica coraggiosa che, nel solco della nostra Costituzione, dica con chiarezza a Israele: “Basta. I valichi terrestri devono essere aperti, il blocco deve cessare. La punizione collettiva di un popolo è inaccettabile.”

Fino a quando la diplomazia non avrà il coraggio di nominare questa realtà e di agire di conseguenza, il valore simbolico della Flotilla resterà intatto. Io, da italiano e da politico, non posso che stare dalla parte di chi, in modo pacifico, chiede che questa domanda arrivi davanti alla coscienza del mondo.

Con stima,
Domenico Bennardi
Consigliere Comunale – Capogruppo M5S Matera

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