Matera 2026: il coraggio di stare dalla parte della pace non può essere un’opzione

Scrivo queste righe con un profondo senso di amarezza, un sentimento che non nasce dalla contrapposizione politica, ma dal mio essere cittadino e da chi, nel ruolo di Sindaco, ha creduto fermamente e lavorato con dedizione alla candidatura di Matera a Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026.
Lunedì scorso, in Consiglio Comunale, abbiamo vissuto un momento decisivo. Si è presentata l’occasione di dimostrare che Matera non è solo una splendida cornice scenografica per eventi, ma una città viva, con una coscienza critica e il coraggio di farsi voce di pace in un Mediterraneo oggi più che mai insanguinato e ferito. Purtroppo, quella che doveva essere una prova di coraggio si è trasformata nella scelta di non decidere.
Ho presentato un Ordine del Giorno che non era “mio” nel senso stretto del termine: era la voce di 69 associazioni materane che hanno sottoscritto un manifesto-appello per dare un’anima e una direzione etica a questo titolo. Eppure, la maggioranza ha scelto di bocciare quel documento, preferendo una versione edulcorata e priva di quella forza politica che un riconoscimento del genere impone.
Perché mi sono astenuto? Mi sono astenuto perché non posso avallare un progetto che rinuncia a prendere una posizione chiara su ciò che sta accadendo nel Mediterraneo, oggi tragicamente polarizzato dal conflitto israelo-palestinese. Il nostro titolo di Capitale del Dialogo ha un senso solo se diventa uno strumento di cooperazione e pace vera attraverso le arti. Chiedere di non coinvolgere soggetti che si facciano promotori di politiche di occupazione, apartheid o violazioni dei diritti umani non è un gesto ideologico, ma un atto di coerenza con la nostra storia millenaria, antifascista e pacifista.
Dire di no a queste clausole etiche e rifiutare un metodo di lavoro basato sulla co-programmazione e co-progettazione con il Terzo Settore (come previsto dall’Art. 55 del Codice del Terzo Settore) significa tradire l’identità stessa di Matera. Significa trasformare un laboratorio di dialogo in un evento calato dall’alto, escludendo proprio quel fermento civico che dovrebbe esserne il cuore pulsante.
Vincere un titolo è un merito collettivo nato da una visione precisa. Ma onorarlo richiede schiena dritta. Mi chiedo con rammarico, da chi quella candidatura l’ha voluta e firmata, se Matera meriti davvero questo riconoscimento se non è capace di creare ponti reali, contrapponendosi alle politiche di armamento e restando in silenzio davanti a ciò che sta subendo il popolo palestinese.
L’ordine del giorno approvato alla fine dalla maggioranza, purtroppo, non serve a tutto questo. Per questo motivo, il mio impegno non finisce tra le mura dell’aula consiliare. Continuerò a stare al fianco di quelle 69 associazioni e di tutti i cittadini che credono in una Matera che non svende la propria dignità per opportunità politica. Matera 2026 deve essere l’occasione della coerenza e del diritto internazionale, non un’ennesima occasione persa.