Oltre i recinti della politica: perché l’alternativa si costruisce dal basso

L’amico Michele Saponaro, sulle colonne di Giornalemio.it, ha sollevato un punto di riflessione politico e culturale fondamentale: il cosiddetto campo largo non può essere ridotto a un nuovo recinto, a un accordo a tavolino tra ceti dirigenti o a una semplice somma algebrica di sigle di partito costruita unicamente per esigenze elettorali. Condivido pienamente il senso e l’urgenza di questo allarme. Da esponente del Movimento 5 Stelle e da chi vive l’amministrazione del territorio a diretto contatto con i cittadini, credo che il tema centrale della politica contemporanea non sia con chi allearsi per vincere, ma per fare cosa e con chi costruire il futuro.
Quando la politica si chiude nelle stanze dei bottoni per definire perimetri alleanzisti al solo scopo di sommare percentuali, perde inevitabilmente il suo contatto con la realtà. Un campo che nasce solo in chiave difensiva o contabile può trasformarsi in un recinto rigido, incapace di parlare all’astensionismo, alla disillusione dei giovani e alle sofferenze di chi oggi non si sente rappresentato. L’alternativa alle destre non può essere un cartello elettorale che lascia inalterate le logiche di fondo. La riflessione di Michele indica con precisione la necessità di una svolta radicale sul contrasto alle diseguaglianze neoliberiste, sulla difesa delle istituzioni democratiche e sulla promozione di una cultura di pace.
Bisogna rimettere al centro i beni comuni, la sanità e la scuola pubblica, la tutela del lavoro e la dignità salariale, facendo tornare il territorio un luogo di redistribuzione di opportunità e non di mercificazione. Allo stesso tempo, di fronte ai tentativi di accentramento e a riforme che rischiano di spaccare il Paese, l’alternativa deve fondarsi sulla democrazia partecipativa, sulla trasparenza e sul rafforzamento delle comunità locali. Non possiamo poi rassegnarci all’inevitabilità della guerra come unico strumento di risoluzione dei conflitti, ma dobbiamo ritrovare con forza e coerenza una vocazione pacifista e diplomatica.

Il Movimento 5 Stelle è nato dalla spinta civica, dalle piazze e dalla convinzione che la cittadinanza attiva sia il vero motore del cambiamento. Nessun cantiere politico può sostenersi se non affonda le radici nella partecipazione dal basso, con laboratori di idee nei Comuni, ascolto del terzo settore e coinvolgimento delle energie culturali e associative. Solo partendo dai bisogni concreti delle comunità è possibile costruire una visione d’insieme credibile. L’invito che accolgo e rilancio dall’articolo di Michele Saponaro è dunque quello di aprire le finestre, abbattere i recinti e trasformare la discussione politica in un cantiere aperto, che è quello che il M5S ha già iniziato a fare con NOVA, voglio ricordarlo e credo sia da riconoscere. Un’occasione straordinaria di partecipazione e di confronto.
Ma oggi è vero, ci serve a poco un campo largo se questo è pensato come calato dall’alto, ma un campo giusto, coerente e radicato nei territori, che parta delle emergenze dei territori, dal basso, così così sarà capace di ridare speranza e voce ai cittadini.
Domenico Bennardi