Il caso dell’opera di Sebaste e il dovere della parola data

C’è un principio che dovrebbe stare alla base di ogni amministrazione pubblica, specialmente in una città che si fregia del titolo di Capitale della Cultura: il rispetto dei patti e della parola data alla comunità.
Al di là del giudizio personale sull’opera e a prescindere dal prestigio del Maestro Salvatore Sebaste, che per inciso ha esposto anche al MoMA di New York e a Zurigo, il punto fondamentale è proprio il rispetto dei patti con la comunità.
Nella sua lettera di donazione del giugno 2024, ma anche nelle interviste fatte, l’artista aveva precisato una sola e unica condizione, diffusa anche nei comunicati ufficiali: che l’opera fosse accessibile e fruibile a tutti. Per questo era stata scelta la Sala Mandela, luogo di conferenze e incontri pubblici frequenti, proprio per garantirne la visibilità richiesta.
Oggi l’opera è stata improvvisamente rimossa e sostituita da stampe, senza nemmeno un preventivo confronto con l’artista o con l’amministrazione precedente. Non possiamo accettare che un’opera d’arte donata alla collettività venga trattata come un oggetto d’arredo a discrezione dei gusti o dei capricci dell’amministrazione di turno. Un impegno è stato preso ed è stato palesemente disatteso.
Ho presentato un’interrogazione per chiedere dove sia finita l’opera e quando tornerà finalmente ad essere patrimonio di tutti. Matera, Capitale della Cultura, non può permettersi questo atteggiamento nella gestione del bene comune e nella parola data che un Comune deve mantenere sempre anche quando cambiano giunta e sindaci.


