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La scuola ha bisogno di investimenti e inclusione, non di nuove divisioni

Il recente Decreto Scuola approvato dal Governo ha riacceso con forza il dibattito pubblico sul modello di istruzione e di società che vogliamo per il nostro Paese. Focalizzandosi sull’introduzione di tetti rigidi alla presenza in classe di alunni stranieri o con difficoltà linguistiche, il provvedimento rischia di introdurre nuove complessità burocratiche anziché affrontare i nodi strutturali del sistema formativo. Ancora una volta, la politica sembra prediligere una gestione basata su quote e limiti divisivi rispetto a una visione di lungo periodo fondata su risorse e sviluppo. Chi vive quotidianamente la scuola sa bene che tra i banchi non esistono contabilità etniche o confini, ma unicamente bambini e ragazzi impegnati a crescere insieme.

Dall’esperienza maturata sul campo come amministratore locale emerge chiaramente come la vera emergenza degli istituti scolastici risieda nello stato manutentivo delle strutture, spesso lasciate sulle spalle degli enti locali senza adeguate coperture nazionali per interventi di sicurezza, efficienza energetica e ammodernamento degli spazi didattici. Allo stesso tempo, dalla prospettiva di genitore appare evidente quanto l’inizio di ogni anno scolastico stia diventando un impegno finanziario sempre più gravoso per i bilanci familiari, stretti tra l’aumento dei prezzi, il caro-libri e le varie spese correlate all’istruzione. A questa condizione di difficoltà si affianca la costante mortificazione del corpo docente e del personale scolastico, penalizzati da una precarietà cronica e da retribuzioni non adeguate ai parametri europei e alle responsabilità educative richieste.

Le risposte a queste criticità non si trovano in interventi a costo zero o in rigidità organizzative che complicano il lavoro dei dirigenti e rischiano di allontanare gli studenti dai plessi di quartiere, una linea fortemente contestata sia dalle forze politiche di opposizione come il Movimento 5 Stelle sia dalle principali sigle sindacali di settore. Il vero sostegno al sistema educativo passa attraverso un piano straordinario di investimenti mirato all’edilizia scolastica, alla stabilizzazione del personale per superare il fenomeno delle classi sovraffollate e ad azioni concrete per abbattere i costi del diritto allo studio per le famiglie. L’apprendimento della lingua e la vera integrazione si ottengono potenziando la presenza di docenti specializzati nell’insegnamento dell’italiano come seconda lingua e di mediatori culturali che affianchino i ragazzi nel loro percorso, senza isolarli dal gruppo classe. La scuola costituisce il primo laboratorio di cittadinanza e di coesione sociale: per questa ragione, garantire alle nuove generazioni un’istruzione sicura, inclusiva e di qualità rappresenta l’unico vero investimento fondamentale per il futuro della comunità.

Domenico Bennardi

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