Barriere architettoniche a Matera: l’accessibilità è un diritto costituzionale, non un cavillo burocratico

Nell’ultima seduta del Consiglio Comunale di Matera del 7 ottobre ho presentato un’interrogazione consiliare per stimolare un dibattito fondamentale sull’accessibilità e sui diritti delle persone con disabilità. Perché oggi, nella città di Matera che qualcuno della maggioranza aveva annunciato di candidare a Capitale Europea dell’Accessibilità non riusciamo a trovare una soluzione politica ad un caso urbanistico e tecnico di inaccessibilità. E quindi a seguito della risposta fornita dal Settore Urbanistica alla mia interrogazione, ho ritenuto doveroso precisare in aula la posizione di una politica che intenda essere al servizio dei cittadini e non ostaggio della burocrazia.
Da ex Sindaco conosco bene la rigidità delle Norme Tecniche di Attuazione (NTA) e il lavoro rigoroso degli uffici. Tuttavia, l’interrogazione presentata non chiedeva una mera lettura notarile dei regolamenti, ma un chiaro indirizzo politico.
Il quadro normativo: l’autorizzazione come atto dovuto
La tesi secondo cui il Comune non avrebbe alcuna discrezionalità e debba applicare in modo “asettico” il divieto di modifica dei prospetti in Zona T1 è ampiamente smentita dalla giurisprudenza costituzionale e amministrativa (tra le tante, Consiglio di Stato, Sez. II, sent. n. 355/2020 e TAR Lazio n. 12445/2023).
L’abbattimento delle barriere architettoniche non rappresenta un mero interesse privato, bensì un interesse pubblico primario di civiltà, tutelato dagli articoli 3 e 9 della Costituzione e dalla Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità.
Di fronte a un’opera di accessibilità, l’Amministrazione ha l’obbligo giuridico di effettuare un reale bilanciamento degli interessi:
- L’autorizzazione costituisce l’atto dovuto;
- Il diniego può avvenire solo in presenza di un gravissimo e insuperabile pregiudizio al bene tutelato, che deve essere rigorosamente dimostrato e motivato.
Il caso di Via Beneventi 1: l’analisi del provvedimento
Entrando nello specifico del caso di Via Beneventi n. 1, la posizione della Giunta presenta criticità e contraddizioni evidenti:
- Una soluzione giudiziaria e tecnica già validata: L’installazione dell’ascensore non è un ghiribizzo del privato, ma l’esito di un giudizio civile con sentenza del Tribunale di Matera (n. 759/2024, passata in giudicato), preceduta da una Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) che ha vagliato e scartato ogni altra opzione alternativa.
- Impatto estetico nullo e rimediabile: L’intervento riguarda un’apertura seminterrata in parte già preesistente, non visibile dalla sede stradale e schermata da siepi, la cui porta può essere facilmente mimetizzata riproducendo colori e finiture della facciata. In tutta Italia edifichi storici e persino complessi monumentali integrano con successo elevatori e rampe d’accesso.
- Errata citazione della giurisprudenza: La sentenza del Consiglio di Stato (n. 4898/2020) richiamata negli atti degli uffici riguarda una rampa esterna superflua e sproporzionata, non certo la trasformazione di un’apertura per consentire lo sbarco di un ascensore per disabili!
- Rigore a senso unico: Se si applica una rigidità assoluta sulle modifiche di prospetto per bloccare l’uscita di casa ad un cittadino disabile, ci si chiede se la stessa solerzia e gli stessi accertamenti vengano applicati per le centinaia di vere alterazioni di prospetto (climatizzatori, parabole, chiusure improprie) diffuse nell’intero quartiere e nella città.
- Profili di inefficacia (Silenzio-Assenso): La legge speciale n. 13/1989 stabilisce il meccanismo del silenzio-assenso decorsi 120 giorni. Qualora il parere negativo degli uffici sia pervenuto oltre i termini di legge, il provvedimento di blocco risulta giuridicamente inefficace.
La proposta: attivare il Permesso di Costruire in Deroga
Non serve nascondersi dietro i cavilli e i tecnicismis. L’ordinamento giuridico individua espressamente nello strumento del Permesso di Costruire in deroga (art. 14 del DPR 380/2001) la via maestra per superare i vincoli del Regolamento Urbanistico di fronte a prevalenti interessi pubblici e sociali.
Se la Giunta intende farsi promotrice di una delibera di deroga e portarla in Consiglio Comunale per sbloccare la vita di questo cittadino e garantire il rispetto dei diritti fondamentali, l’opposizione è pronta a votarla immediatamente. È il momento di superare le rigidità burocratiche e restituire alla politica il suo ruolo di guida e di tutela della comunità.
📺 Guarda il video integrale della seduta e della mia contro-replica in Consiglio Comunale:
Ecco in basso la mia interrogazione e a seguire la risposta dell’Assessore Sicolo